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Tutto è in movimento, tutto è movimento: movimento della camera, movimento musicale, movimento come gesto pittorico.
Se c’è un elemento che si individua con immediatezza come tratto distintivo della poliedrica personalità di Giulio De Gennaro è il dinamismo, inteso sia come energia che muove l’universo, sia come rapidità di azione. Ed è proprio grazie alla sua rapidità di azione che abbiamo visto e letto per la prima volta il nome di Giulio nei telegiornali e sui quotidiani di tutto il mondo. Sono sue le primissime immagini di quello che stava accadendo nella caserma Diaz durante i drammatici giorni del G8 del 2001. Lui era lì, giovane reporter, a documentare la deriva degli eventi con la sua telecamera.
Il video è, infatti, il primo medium che Giulio De Gennaro utilizza per esprimersi: immagini in movimento senza filtro poetico, solo l’occhio che registra la realtà circostante.
Sviluppando la sua poetica, all’immaterialità dell’immagine visibile solo attraverso uno schermo, sente però l’esigenza di affiancare un gesto grafico, qualcosa che persista in un luogo ma che possa rinnovarsi continuamente nello sguardo dell’osservatore. Ecco quindi che il primo gesto grafico è il graffito, preferibilmente lungo i binari della ferrovia, in modo che i viaggiatori possano vederlo “in movimento”.
Il segno è lì, immobile nel tempo e nello spazio, eppur si muove.
L’immagine per lui non è mai statica, anche se il dinamismo di volta in volta viene reso in modo diverso: dall’immaterialità del video, al segno grafico del graffito, all’azione pittorica concreta. Nel corso del tempo è il gesto che cambia e non poteva che essere uno l’approdo naturale per Giulio De Gennaro: l’action painting.
Il dripping, cioè il gocciolamento del colore direttamente sul supporto posizionato sul pavimento gli consente di girare intorno alla tela e di creare all’interno di essa uno spazio fluido, aperto anche all’azione del caso. Le gocce sono pixel di un video, frammenti di una visione dove non esiste prospettiva univoca, dove non c’è differenza tra oggetti in primo piano e sfondo. L’azione pittorica concreta dà vita all’immagine astratta.
L’idea del movimento perpetuo, della viva fluidità degli elementi è data dall’accostamento e mescolanza dei colori, così come dalla loro ripetitività. I frattali, i pixel, i buchi neri; l’energia del colore e il suo annullamento: questa è la tensione che anima la produzione pittorica di Giulio De Gennaro.
Per la mostra a Casacalenda, presso lo studio dell’artista Baldo Diodato, di cui Giulio ha documentato molte azioni di arte pubblica e collettiva, sono state scelte alcune opere degli ultimi cinque anni, dal 2015 ad oggi. La tecnica del dripping si è arricchita di un gesto volontario e intenzionale grazie al quale la fusione dei colori, delle luci e delle ombre, fa emergere delle figurazioni, che si possono notare se ci si avvicina.
Anche in questo caso, così come lo era per i graffiti, il riconoscimento dell’immagine generata dal vortice di colori è nello sguardo dell’osservatore. Al fruitore è richiesto di intervenire, di muoversi per osservare l’opera da diverse angolazioni e di fare uno sforzo interpretativo, andando a interrogare le pieghe del proprio inconscio e lì ritrovare le intenzioni e le motivazioni dell’artista.
Lorenza Cariello(MAMBO - Museo Arte Moderna di Bologna)
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